AA.VV. - L'Africa Romana XIX

AA.VV. (a cura di Maria Bastiana Cocco, Alberto Gavini, Antonio Ibba)
L'AFRICA ROMANA XIX.
Trasformazione dei paesaggi del potere nell'Africa settentrionale fino alla fine del mondo Antico.
Ed. 2013, f.to 17x24cm., pp. 3292.

Il volume raccoglie gli Atti del XIX Convegno internazionale L’Africa romana (Sassari, 16-19 dicembre 2010) dedicato a Trasformazione dei paesaggi del potere nell’Africa settentrionale fino alla fine del mondo antico. Nella Presentazione del volume, Paola Ruggeri nota che il rapporto tra paesaggio e potere, nella percezione comune, «è legato all’idea di luoghi simbolici, di strutture architettoniche collocate in uno spazio, generalmente urbano e unanimemente riconosciute come sedi dello svolgimento di attività istituzionali». Più in generale i lavori si sono soffermati sia sui “palazzi del potere” presenti nelle comunità, sia su vari monumenti pubblici utili per la vita dei cittadini o celebrativi di un credo politico-religioso o di una famiglia. Questi edifici, realizzati pecunia publica o per evergesia, esprimevano la volontà di Roma di controllare il territorio, l’adesione dei notabili provinciali al programma imperiale e giustificavano il loro primato sulla comunità. «L’Africa settentrionale, del resto – continua P. Ruggeri –, offre una serie di aspetti peculiari che ci inducono a non limitarci all’ambito della “trasformazione” quanto piuttosto a considerare categorie diverse come quella della “eredità”, del “riutilizzo” e in ultima istanza della valorizzazione dei paesaggi del potere in rapporto alle vicende storiche dei singoli territori». Si intrecciano così concezioni del potere tipiche del mondo punico e numida, della Roma repubblicana, imperiale e cristiana, della cultura bizantina e araba, con sorprendenti assonanze ideologiche e innegabili differenze che hanno lasciato un’impronta in città e campagne, su edifici o monumenti pubblici e privati, nelle residenze dei vivi e in quelle dei morti, fra i cives e i gentiles: mutamento o conservazione esprimevano scientemente la rottura o la continuità con gli ideali del periodo precedente. «Non credo sia esagerato parlare dell’Africa romana – scrive Attilio Mastino nell’Introduzione – come di una palestra politica dove ab initio sono emerse le contraddizioni del potere, tra le tendenze più retrive dell’aristocrazia romana e il progressismo di gruppi come quello che faceva capo a Caio Gracco, che intravedevano nella rinascita di Cartagine e dell’Africa settentrionale un’opportunità di sviluppo. L’Africa romana, ancora, che diviene Africa romano-cristiana, sia nella sua forma politica vandalica, sia nella sua forma bizantina {…} l’Africa romana come eredità culturale {…} sopravvive nell’Ifriqiya, l’Africa islamizzata e arabizzata, che ancora conserva {…} la memoria dell’esperienza classica, le eredità, perfino i nomi delle città antiche».
 

Prezzo: €125,00
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