Castrizio D. - La monetazione mercenariale in Sicilia.

Daniele Castrizio
LA MONETAZIONE MERCENARIALE IN SICILIA.
Ed. 2000, f.to 21x29cm., pp. 124+XVII tavv., ill. b/n
Tra la morte di Dione (356 a.C.) e la riforma monetale timoleontea (339 a.C.) si assiste, in Sicilia ed in Magna Grecia, al fenomeno di emissioni di moneta di bronzo, effettuate riconiando esemplari siracusani con tipologia Atena/astro e delfini ed Atena/ippocampo, senza sostanziale apporto di metallo nuovo. La ripresa a Petra e a Herbessos della tipologia dello Zeus Eleuterio timoleonteo lascia intuire come il fenomeno deve essere datato a ridosso della venuta del Corinzio in Sicilia (344 a.C.). Le riconiazioni sono da ricollegare con il vuoto di potere a Siracusa, causato dalla morte di Dione, con Dionisio II relegato nei suoi domini d’Italia. In tale circostanza si dovettero rendere autonome, di fatto, molte guarnigioni installate da Dionisio I nella piana di Catania, alle falde dell’Etna, nei Nebrodi, nelle Madonie e nei monti Erei. Questo processo non interessò solo le guarnigioni dei centri siculi maggiori: anche qualche phrourion di frontiera, nella valle dell’Himera settentrionale, si rese indipendente, come quelli custoditi da mercenari Etruschi e Lucani della valle del Sele, stanziati nel centro-nord della Sicilia. Negli stessi anni, nell’attuale Calabria, i Brettii si rendevano contemporaneamente autonomi (356 a.C.), mentre riacquistavano la loro libertà le poleis di Rhegion, di Crotone e di Locri. Tutti questi centri, mentre le poleis greche coloniali non emettevano più moneta già da qualche decennio, effettuarono delle coniazioni di bronzo pesante, a valore quasi reale, simultaneamente e durante un breve periodo. L’emissione di moneta da parte di centri che spesso non sentirono in precedenza la necessità di coniare, non si spiega solo con l’esigenza di attestare la loro indipendenza, ma soprattutto per motivazioni economiche, legate allo stato di guerra.

Prezzo: €36,00
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